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Jasmina
Tesanovic FANDANGO LIBRI, Roma, Italia, May 2000 |
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| 26 marzo Spero che sopravviveremo tutti a questa guerra, e alle bombe: i serbi, gli albanesi, i buoni e i cattivi, quelli che hanno preso in mano le armi e quelli che hanno disertato, i rifugiati in giro per i boschi del Kosovo e i rifugiati di Belgrado in giro per le strade con i bambini in braccio, alla ricerca di rifugi inesistenti, quando scatta l'allarme dei bombardamenti, donne che piangono sulla CNN mentre i loro mariti partono alla volta dei bersagli militari in Serbia. Spero che sopravviveremo tutti, ma non in questo mondo cosi com'e adesso. ... Sono andata al mercato della mia zona; si e rianimato, adattato alle nuove condizioni, alle nuove necessita: niente pane dallo stato, ma tantissimo grano sul mercato, nessuna informazione dalla TV ufficiale, brevi conversazioni tra la popolazione spaventata in merito a chi sta vincendo. Gli adolescenti scommettono agli angoli delle strade: quali aerei sono stati abbattuti, i nostri o i loro; chi mente meglio, chi nasconde meglio le vittime, chi ostenta meglio le vittorie, o ancora, le vittime. Come se fosse una partita di calcio tra pari. La citta e silenziosa e paralizzata, ma continua a lavorare; l'immondizia viene portata via, abbiamo l'acqua, abbiamo l'elettricita. Ma dov'e la gente? Nelle case, nei letti, nei rifugi. Sento raccontare diverse storie personali di esaurimenti nervosi tra i miei amici, uomini e donne. Chi ha avuto un esaurimento nervoso durante l'ultimo anno, dall'inizio della guerra in Kosovo - davvero poche persone - ora sta meglio: il pericolo reale fa meno paura delle fantasie del pericolo. Non riuscivo ad affrontare la guerra invisibile come riesco ad affrontare i bisogni concreti: il pane, l'acqua, le medicine. Penso agli albanesi in Kosovo, ai miei amici e alle loro paure: penso che stiano peggio di noi. La paura emerge al pensiero: significa che non e ancora la fine. 28 marzo Ogni sera vado con i miei amici e la mia famiglia alla grande stazione della metropolitana della zona. Conosco gia la gente li, di tutte le eta ed estrazioni sociali. Vengono con sgabelli e brevi discorsi. Pensiamo di fare un piano di emergenza. In ogni caso, cerchiamo di elencare tutti i possibili sviluppi della situazione. Nessuno di questi puo essere positivo per noi: gente che non crede piu in nessuno, a cui sono rimasti soltanto pochi soldi in tasca e molte brutte esperienze. "Perlomeno non siamo patetici", affermo, "e i nostri bambini non saranno viziati." Arrivo addirittura a dire: "Mia figlia sara una rarita, una pura bellezza serba, pronta a morire per nulla: volete che qualche cultura non lo apprezzi?" Sara cosi eccitante per chi ha paura dei lampi e dei tuoni vedere una ragazzina magra in jeans non aver paura delle bombe. ... Guardo Jamie Shea alla conferenza stampa della Nato: e terribilmente preciso; senti lui e senti tutto; la realta che accade a noi sembra soltanto una minima deviazione dalla sua linea. Ma naturalmente non e cosi semplice ... Ogni giorno, ogni ora, devo lottare per avere il mio computer: tutti in famiglia lo vogliono - e l'unico in casa - per giocare, studiare, comunicare. Abbiamo sentito i nostri amici del Kosovo: non vogliono parlare al telefono. Stanno gia vivendo quello che probabilmente accadra a noi nei prossimi giorni: omicidi e saccheggiamenti negli appartamenti e nelle case - l'anarchia completa. 30 marzo Oggi niente bombe. Ho dormito 16 ore; nessun allarme mi ha svegliato ... Un giornalista della BBC ha detto che i serbi sono magnanimi: non avrebbero ucciso il pilota dell'aereo abbattuto, ma gli avrebbero dato brandy e pane fatto in casa, a quanto dicono. Ma allora com'e che i generali della Nato sostengono che i serbi stanno commettendo atrocita contro i civili albanesi? Io credo a entrambi ... Mio padre continuava a sognare i bombardamenti anche molto tempo dopo la fine della guerra; di notte si svegliava, mi faceva alzare da letto e mi portava in cantina, da sonnambulo. Mi ricordo di quando lo faceva. L'altra notte l'ho fatto anch'io, con mia figlia, piu volte. E come se una malattia stesse uscendo dal mio corpo: una lunga febbre storica, un'ansia sepolta che ho ereditato per il fatto di essere una serba, figlia di un padre serbo proveniente dall'Erzegovina ... Dopo 37 giorni di attacchi aerei, ho finalmente ceduto, e ho lasciato uscire mia figlia durante l'allarme: soltanto per mezz'ora, ma so che adesso non c'e piu possibilita di ritorno, alla normalita. Ma tanto, chi sa ancora qui cos'e la normalita; stiamo cercando di godere quello che e rimasto delle nostre vite; chiamatelo come volete. Sento che un momento molto pericoloso si sta avvicinando; striscia dietro la mia schiena, lungo la mia spina dorsale: il piacere del rischio, della morte ... L'istinto della morte sta diventando piu forte della paura di morire. La paura della morte non e uguale alla paura di morire: la prima da piacere, la seconda depressione. I vecchi, depressi da anni a causa delle loro vite ridotte, senza forza, emozioni, soldi o medicine, ora risorgono: insieme a noi, piu giovani e giovani: ogni mattina risorgiamo tutti insieme. 30.4.99 Il figlio della mia amica, che fa il soldato da qualche parte in Kosovo, ha mandato un messaggio: vuole sposare la sua ragazza perché potrebbe venire ucciso da un momento all'altro; cosi lei puo avere il suo appartamento legalmente ... Passo dopo passo, sempre piu in basso: ogni giorno superiamo un nuovo confine dell'orrore. La paura di ieri e diventata l'abitudine di oggi. La notte scorsa una bomba e caduta ad appena 100 m da casa mia. L'esplosione e stata cosi forte che l'edificio ha oscillato per diversi minuti da una parte all'altra. Ci siamo attaccati l'uno all'altro, uno sopra l'altro, ridendo nervosamente. Qualcuno ha detto: ci uccideranno tutti, dopo tutto, biologicamente o fisicamente. Poi siamo andati a letto, tutti insieme. Dopo qualche ora, niente piu esplosioni, soltanto scosse. Ancora ci siamo stretti l'uno all'altro, assonnati, senza dire nulla. Nessuna notizia in TV. I movimenti tellurici successivi all'esplosione sono continuati: noi tremavamo e stavamo male. Mai, prima d'ora, Belgrado era stata colpita cosi pesantemente: cadaveri disseminati attorno agli edifici crollati, allarmi di macchine distrutte che emettono strane melodie, le ambulanze che circolano con le luci accese; c'e la luna piena. E la vita continua: oggi senza autobus e tram; l'insalata e il cibo del mercato sono vietati a causa dell'inquinamento della terra e dell'aria prodotto dall'uranio; nessuna informazione, perché tanto non servirebbe comunque a niente ... 1° maggio 1999 Essere qui: ancora. Nonostante qualunque cosa, essere qui. Anche se me ne andassi, sarei qui ancora di piu. Fra poco non saro neppure piu in grado di pensare di andarmene: gli ultimi ponti stanno per cadere. E in quel momento saro sicura di non avere altra scelta, e di aver fatto quella giusta. Amici, vecchi e nuovi, gente sconosciuta, mi invitano a salvare la mia vita e quella della mia famiglia. Respingo la loro offerta tra le lacrime. La loro compassione mi commuove. Farei la stessa cosa se fossi al posto loro, sentendomi in colpa per il fatto di avere quella pace e quell'allegria, che a qualcun altro esattamente come me in un'altra parte della terra, per qualche oscura ragione, vengono negate. Viviamo alla giornata, tutti noi. Il mercato e pieno come mai prima d'ora, i negozi non chiudono piu, tranne durante i bombardamenti, alcuni neanche allora. Ma lo sguardo negli occhi della gente e diverso: di sicuro non e quello di alcune settimane fa. Questa e guerra vera, adesso. Sono sopravvissuta quando la mia casa oscillava da una parte all'altra, aspettando di morire con la mia famiglia stretta intorno a me; ci tenevamo per mano. Penso che sia questo lo sguardo che dico di vedere negli occhi degli altri. Quando cammino per la strada, a causa del bel tempo e della mia bella citta - anche tra le macerie - guardo come si muove la gente e i posti che sceglie per riposare: sono posti sicuri. Tutti, per qualche motivo, pensano che il loro posto sia il piu sicuro del mondo, per superstizione o per qualche ragionamento molto razionale. Chi se ne frega: tutto e lecito per vincere questa guerra; non contro la Nato, non contro qualunque altra potenza militare, ma dentro noi stessi. Ogni mattina - come stamattina, la tradizionale festa internazionale che un tempo ci godevamo - il mio primo pensiero e: quei ragazzi, i miei amici e parenti, sono ancora vivi da qualche parte li, in Kosovo, a combattere la guerra di qualcun altro? (Ogni giorno ricevono una lattina, un pacchetto di sigarette, dei tranquillanti e 5 marchi tedeschi.) E allora mi viene voglia di uccidere qualcuno. Ironicamente, la prima volta che mi sono sentita cosi, e stato quando Kennedy e stato assassinato. Ero molto piccola allora, ma vedendo quelle immagini in TV (ero al Cairo) ho capito com'e fatta la vendetta e perché. Nel '93, noi serbi in Serbia non potevamo comprare lo zucchero, il caffe, lo shampoo ... o non avevamo i soldi, o non c'era niente da comprare, o entrambe le cose. Spesso vivevamo grazie ai pacchi degli aiuti umanitari che i rifugiati della Croazia e della Bosnia ricevevano dalla comunita internazionale. E quello che dovrebbe succedere adesso; solo che noi siamo qui, serbi della Serbia, e non e previsto che veniamo aiutati, ma bombardati ... Alcuni giornalisti stranieri si lamentano del fatto che i loro giornali non vogliono che scrivano dei serbi in Serbia, ma chiedono loro di fare un'analisi politica, cosa che non sono capaci di fare ... Una mia amica non e potuta venirmi a trovare perché suo padre ha avuto un infarto a causa dei pesanti bombardamenti. Mi ricordo che suo padre, appena prima che iniziassero gli attacchi aerei, aveva detto: 'Che ci attacchino pure, risponderemo.' E disprezzava suo figlio, che non voleva combattere. Adesso suo figlio sta rischiando la propria vita contro la propria volonta e si prende cura di suo padre. Mi chiedo se suo padre ha cambiato opinione. 10 maggio 1999 La prima notte senza allarmi: buia e silenziosa. La stazione della metropolitana era piena di gente, come all'inizio della guerra. Ieri, in pieno giorno, una bomba inesplosa e scoppiata inaspettatamente nel centro di Belgrado. Nessuna vittima - per caso. Il tempo era piovoso, un pigro pomeriggio domenicale ... Ho cercato di procurarmi un visto per l'Italia, di organizzare un piano di fuga, nel caso impazzisca e cominci a fare cose strane. E questa la mia paura: perdere il controllo e diventare qualcun altro: un omicida, un gatto ... uno zombie ... Dopo giorni di lunghe e complicate negoziazioni, con un generoso aiuto da parte della mia amica italiana ... il reparto visti dell'ambasciata italiana e stato colpito: i miei documenti sono andati dispersi, come altre speranze infrante ... Sempre troppo tardi, come da copione. Sto impazzendo, dopo tutto ... Stavo guidando la macchina - non lo facevo piu da un mese, ormai - e ho acceso la radio; c'erano delle vecchie canzoni nostalgiche: "Aprile a Belgrado", "I tuoi occhi verdi, verdi", ... e improvvisamente ho cominciato a singhiozzare. Ho dovuto accostare perché avevo la vista annebbiata dalle lacrime e urlavo cosi forte come se fossi stata in preda al dolore fisico. Mi sono detta: sei una persona ragionevole, devi controllarti e sapere cosa sta accadendo nella tua testa. Non ti e mai piaciuta quella musica, non ti e mai piaciuto guidare ... Si, ma quello che mi piaceva era una vita che ho perso per sempre: e una parte di questa era il lusso di non amare la musica sentimentale e guidare una macchina grossa ... Era la sensazione di una perdita terribile, come se la mia vita fosse stata stroncata per caso, e qualcun altro avesse preso il mio posto, fosse entrato nella mia pelle, per vivere questa nuova vita ... Non so come scrivere una confessione personale che ho sentito ieri: e la storia peggiore che ho sentito dall'inizio della guerra in Kosovo. Senza mezzi termini: un giovane che tratta oro - non un criminale, ma uno che cerca di sopravvivere - ha visto dei denti d'oro ... Ha spaccato i denti e poi ha vomitato. Ha detto: 'Ultimamente il prezzo dell'oro e sceso molto qui a Belgrado; ci sono molti gioielli albanesi in giro ...' Ho sentito un terribile mal di denti in quel momento: nessuno ha piu denti d'oro oggi ... ma io si. Non so perché, ma un dentista italiano me li ha fatti quando avevo sedici anni ... Porto questa pallottola in testa da allora ... 15 maggio 1999 In TV vedo una donna che lavora come ufficiale di stato civile nel centro di Belgrado, nella sede principale del comune. Si celebrano piu matrimoni in guerra che non in pace: spose in abito bianco e soldati pronti a partire per il fronte. Lei li chiama 'i matrimoni del futuro'. Poi, giovani che escono dai rifugi, profondamente innamorati, che vanno direttamente a sposarsi ... Poi, molte donne incinte insieme a chiunque, talvolta soltanto con un pezzo di carta in mano da parte del futuro marito ... Ed e un dato di fatto che nascono piu bambini in guerra che non in pace, e piu maschi che femmine ... Ancora una volta, non credo a questo mondo cosi com'e adesso: sembra fatto piu per la guerra che per la pace. Notte trascorsa con l'allarme, ma senza bombe. Vorrei segnalarvi un nuovo fenomeno che e diventato molto comune qui: il sonnambulismo. Oserei dire che la gente e davvero fredda per le strade, troppo fredda per i miei gusti. Soltanto i bambini strillano quando scatta l'allarme: gli unici essere ragionevoli che abbiano ancora paura ... Alla sera, la citta e buia, completamente buia: inciampi nelle pozzanghere, nella merda di cane, nel vomito e negli sputi (questi ultimi sono diventati la mia ossessione); ma, per il resto, la gente ascolta musica ad alto volume, balla vicino alle finestre a lume di candela, siede sui gradini all'ingresso di casa, vicino alla cantina, e guarda gli aerei che volano a bassa quota - 675, per la precisione, la notte scorsa ... Ha sviluppato il senso dell'umorismo (umorismo nero), la solidarieta, il fatalismo, l'amore per i propri simili ... Si, e una Belgrado molto particolare quella in cui stiamo vivendo: al meglio di sé, elettrizzante, pericolosa e piena d'amore. Non come nel '91, quando e iniziata la guerra nella ex-Yugoslavia. Allora Belgrado dava il peggio di sé: era nazionalista, primitiva, con le piazze piene di gente con indosso ridicole uniformi, arrabbiata con le altre nazioni, i politici ... Penso che Belgrado, come qualunque altra citta troppo grande, sia entrambe le cose allo stesso tempo: dipende da cosa bolle in pentola, il che e sempre imprevedibile. La storia e arte, non scienza: questa guerra lo dimostra ... Ma ritornando alla fredda Belgrado: e cosi fino all'alba. Allora la gente va a casa, a letto, perché i raid peggiori sono passati ... Poi sogna, ha incubi: tutti ce li hanno ... Ho sentito cosi tante storie: la gente racconta soltanto i propri sogni per far capire come si sente. Sembra che vi sia soltanto un sogno collettivo con sfumature personali. E un sogno in cui non riconosci il tuo letto, il tuo appartamento, il tuo posto, la tua citta; vaghi per casa chiamando ad alta voce i tuoi cari senza trovarli. I sogni non dovrebbero essere interpretati, ma vissuti, come storie ... A volte, noi che abitiamo insieme ci incontriamo da sonnambuli: parliamo, pronunciamo parole che esprimono perdita e privazione, e poi, al mattino, non e piu la stessa cosa: non siamo mai in grado di dire cosa e successo esattamente e dove siamo andati a finire: perché siamo ancora qui, e stiamo ancora facendo lo stesso sogno. 25 maggio 1999 Pensavo di essere uscita dalla mia Africa, dall'oscurita dei miei pensieri, delle mie speranze, paure ... sotto i riflettori del film ininterrotto, della commedia dell'arte, o del circo in cui si e trasformata la mia vita. E mi sentivo superficiale, giovane, come ero vent'anni fa, quando facevo la produttrice cinematografica ... Ma poi e successo: mentre stavamo cercando di filmare il Museo di Tito, in occasione della data ufficiale per la celebrazione del suo compleanno - "la vacanza dei giovani", come veniva chiamata quando lui era vivo - sono stata assalita da una vergogna indicibile. Mi sono resa conto che era mezzogiorno, l'allarme era scattato, non sapevo dov'era mia figlia, mio marito stava tornando dall'estero ed era da qualche parte al confine; durante la notte il centro di Belgrado era stato colpito nuovamente, a soli 100 metri di distanza dal punto in cui ci trovavamo in quel momento. E quei soldati che ci avevano impedito di filmare il museo erano ora sparsi per Belgrado, cercando di nascondersi all'aperto, di salvarsi la vita, sperando che le bombe seguissero una traiettoria sbagliata, perché loro erano i bersagli militari. Ragazzi come me, come i miei figli, mentre io volevo fare una bella ripresa: richiesta legittima, che anch'io avrei respinto, se fossi stata al posto loro. Come io, da femminista, avevo respinto molti uomini: spettatori curiosi di tragedie femminili ... La mia vita non diventera un circo: la mia scelta di girare questo film insieme ai miei amici e dettata dalla volonta di ricordare e far ricordare queste cose, che noi, non appena potremo, dimenticheremo subito. Il nostro film vuole essere un memoriale della paura, e noi stiamo dando la nostra vita e il nostro corpo per questo. 26 maggio 1999 La nostra noiosa vita quotidiana sta diventando sempre piu importante, giorno dopo giorno, mentre la filmiamo: mi rendo conto che e la vita di tutti, non solo la mia, e tutti coloro che entrano a farne parte in un modo o nell'altro rendono il quadro generale piu convincente, tremendamente chiaro, mentre, a livello individuale, rafforziamo tutti le nostre percezioni parlando ad alta voce della mancanza d'acqua, della mancanza di elettricita, dei nostri incubi, dei nostri sogni a occhi aperti; nessun futuro, ma soltanto un passato noioso ... Oggi, mentre facevamo le riprese, siamo entrati in una zona molto pericolosa vicino a Belgrado, un quartiere che viene colpito regolarmente. L'allarme suonava e una vettura militare si dirigeva verso di noi. Prima che riuscissimo a mostrare loro i nostri permessi ci hanno puntato contro i loro fucili. Stavo quasi per svenire. Devo essere pazza per fare questo. Ma poi sono stati molto gentili e i miei colleghi mi hanno spiegato che stavano soltanto facendo il loro dovere. Alla fine ci hanno ordinato di andarcene e di nuovo mi sono chiesta perché cavolo sto facendo questo. O meglio: perché sta succedendo tutto cio, questa follia. Come facciamo a rimanere razionali se tutti impazziscono: e la politica dell'alto rischio, come dice mio marito, che si e deteriorata nella politica del rischio assoluto. Poi siamo andati al ristorante: una barca sul Danubio. Un bellissimo posto, dove eravamo soliti spendere tutti i nostri soldi per qualche ora di eternita ... Si mangia ancora bene, ma non servono piu i frutti di mare. Ebbene si: abbiamo perso il mare. Nel ristorante non c'e quasi nessuno, e chiude alle 7 di sera. Il fatto che ci vengano negate queste poche ore di oblio ci rende incapaci di rigenerarci, di diventare brava gente ... Tornando a casa, sul ponte abbiamo visto pochissima gente radunata nella missione SALVIAMO I PONTI CON I NOSTRI CORPI. L'artista concettuale Marina Abramovic lo ha fatto nel suo spettacolo, ma offriva il proprio corpo, non quello di qualcun altro ... Oggi ho incontrato la mia amica italiana. E tornata a Belgrado per qualche tempo; ha vissuto molti anni qui. Mi ha raccontato che l'Italia si sta svegliando da quando i pescatori a Venezia sono rimasti feriti. Le ho detto che l'Italia e anche il mio paese, la mia Italia, e quello che non riesco a sopportare in questo momento e che una vita italiana vale 1000 vite albanesi e forse 100 vite serbe: e questo il prezzo del risveglio. Ho sentito dire che i medici consigliano alle donne incinte di pochi mesi di abortire. Non so perché: forse dipende dalle radiazioni, o forse e un consiglio di natura politico-economica. Un medico ha detto: e esattamente quello che consiglierei a mia figlia. Sulla BBC ho sentito anche che nei campi dei rifugiati in Macedonia sono nati oltre 1000 bambini. La vita continua: ringrazio Dio per questo. 2 giugno 1999 Mi viene in mente di quando, piu di un mese fa, scommettevamo sulla data della fine della guerra. Io avevo detto 'il 2 giugno', ma senza nessun motivo particolare. Oggi e il giorno fatidico. L'altra notte e finalmente tornata la luce dopo 24 ore; era mezzanotte passata. Stavamo ascoltando con attenzione la radio libera europea, al buio, al lume di candela. Quando e tornata la luce, non siamo passati sulla CNN, perché ormai le TV straniere non parlano piu di noi. Ma ho avuto la sensazione che forse poteva essere davvero il giorno giusto. In ogni caso, per la prima volta, dall'inizio della guerra, mi sono trasformata da idiota politico in una persona ragionevole, se non addirittura in una strega, e ho intravisto una ragione per la fine. Alcune persone alla radio stavano esprimendo la stessa sensazione: le sensazioni di idioti politici, ma finalmente unite in un'unica lingua politica e teorica, come in tutti questi mesi chiunque, dall'estero, mi chiedeva di parlare. Io ero orgogliosa, ma improvvisamente ho anche avuto paura: ritorneranno, i vincitori, chiunque siano, quelli che erano via durante gli orrori a Belgrado, e assumeranno il comando, con quella loro bella lingua che ammiriamo. E ancora una volta ci fregheranno: gli stessi tipi, o gente nuova, buona o cattiva. E sempre la stessa cosa: il problema e la lingua, quella lingua che noi idioti politici non siamo in grado di controllare; ma possiamo soltanto sottometterci a essa. Si, desidero la pace, ma allo stesso tempo ho paura: teneramente, come in una grande storia d'amore interrotta da una separazione. Non so se saro in grado di gestirla, tutta quella pace; sono esausta della guerra, eppure felice, per poter sopravvivere. La mia amica italiana mi ha detto: 'Non avete pane, luce, acqua, ma sembrate in forma.' 'E cosi', ho risposto, e non riesco a ricordarmi di quando, alcune settimane fa, ero infelice. La maggior parte della gente gira le spalle a chi e in difficolta, ma alcuni non lo fanno: in questo orrore vale la pena incontrare soltanto queste poche persone, per vedere com'e fatta l'umanita. Ho perso molti amici e parenti, ma ne ho incontrati alcuni di cui non dubitero mai. Ci stiamo annoiando cosi tanto che quasi non riusciamo piu a sopportarci reciprocamente: non abbiamo niente da fare. I bambini ce l'hanno con noi, perché non li lasciamo uscire quando ci sono i raid, e perché non hanno niente da fare quando arriva il buio. Io dico loro: 'Parliamo'. Ma abbiamo dimenticato come si fa a raccontarsi delle storie, a divertirsi come nei secoli passati. Per loro, sedere al buio insieme ai loro genitori e una disfatta completa. E piangono o tengono il broncio, a seconda dell'eta. Mio padre e andato in banca a pagare le bollette della luce e dell'acqua, cosa che nessuno fa piu in questo momento. Dice che dobbiamo aiutare lo stato in questa catastrofe. L'impiegata della banca era cosi arrabbiata con lui. Gli ha detto: 'Stupido vecchio, che mi fai stare qui con l'allarme che suona, per spendere i tuoi ultimi centesimi. Ma non riesci a cambiare? Non vedi cosa ha provocato a tutti noi quella tua stupida obbedienza?' Mio padre e rimasto profondamente offeso, perché appartiene al passato, perché viene trattato senza il dovuto rispetto, lui che e un vecchio direttore generale in pensione, che una volta comandava. Ma mi ha detto: 'La capisco, anche se non ha ragione; uno stato e uno stato; mio padre ha prestato servizio nell'impero austro-ungarico ...' 12 giugno 1999 La guerra sta lentamente uscendo dalla nostra vita quotidiana: ieri sera i bar e i ristoranti del mio quartiere hanno riaperto e le strade erano piene di gente che faceva ogni genere di cose; e tutto molto diverso rispetto a quando la gente era per strada durante i raid. La tensione e sparita; ci sono piu luci accese e i negozi hanno ricominciato a vendere Coca Cola, 24 ore al giorno. Oggi le truppe stanno entrando nel mio paese: la gente non ha la sensazione di venire occupata, ma e comunque inquieta, come nei primi giorni dei bombardamenti. Nessuno sa esattamente cosa cio significhi per il nostro futuro - se ne esiste uno che siamo in grado di affrontare, o influenzare. Le grandi potenze stanno lottando per la nostra terra desolata, la nostra terra santa. Grandi crimini, grandi parole, devastazione ... L'unico modo per mantenere la calma e prenderla cosi come viene, senza veli, ma con tutta la forza e la conoscenza che ci vengono dalla storia. Russi che vengono dal nord, britannici dal sud, soldati di diverse bandiere, come se fossero usciti da un film di Hollywood. Personalmente, io sto bene, mi sento meno isolata: che vengano tutti, che le storie personali si intreccino con la storia universale ... purché non venga costruito un muro. |
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